2014/10/19

“Ruggero Orlando, sempre sbronzo”: lettere private di una giornalista italiana

Gianluca Atti ha trovato in vendita su eBay due lettere personali di una giornalista che si trovava a Houston nei giorni della missione Apollo 11. Le lettere sono firmate semplicemente Carla. Secondo Paolo D’Angelo, storico e profondo conoscitore delle missioni spaziali, si tratta di Carla Stampacchia (1930-2014), che scriveva per il settimanale Epoca e che nel 1994-96 fu anche deputata.

La prima lettera, datata 15 luglio 1969, racconta l’atmosfera della vigilia del lancio ed è molto schietta nel descrivere l’ambiente dell’epoca senza i filtri del bon ton e della linea editoriale.

Cape Kennedy, 15 luglio 1969

Carissimi,

come state? Vi scrivo alla vigilia del lancio dell’Apollo 11 e imposto domani, in modo che i francobolli abbiano la data storica. A quanto pare, questo particolare ha molta importanza. Così come sarà importante spedire posta il giorno dello sbarco sulla Luna. I francobolli riguardano l’Apollo 8, e in sé non sono particolarmente interessanti: quelli che celebreranno l’impresa saranno emessi in agosto, dal momento che verrà portato il cliché sulla Luna e, al ritorno, dovrà fare la quarantena con gli astronauti. Vi ho mandato anche due cartoline per ognuno con la data di domani e ne ho mandate anche a Francesco e a Giorgio.

Stamattina, visitando la base spaziale di Capo Kennedy, abbiamo visto il momento del distacco di una delle rampe: così, il Saturno è rimasto attaccato alla rampa rossa, dalla quale si staccherà domattina alle 9,32. Noi ci alzeremo alle 5 e raggiungeremo la tribuna stampa abbastanza per tempo. Ho visto von Braun alla conferenza che ha dato ieri pomeriggio. Ho visto da vicino il Saturno 5 con l’Apollo 12, il successivo a questo della Luna, ancora in fase di costruzione. Sono cose che non si riesce a comprendere se non si vedono. L’edificio dove costruiscono i missili che trasportano la capsula è alto 37 piani e può contenere anche otto missili, che vengono montati pezzo per pezzo, uno sull’altro. Poi, vengono fatti uscire tutti dritti dall’edificio, che si spalanca completamente da un lato. Sono cose gigantesche. Ma più che la grandiosità, colpisce la straordinaria esattezza dei calcoli che hanno portato alla conquista dello spazio, e la libertà con la quale si può girare dentro la base spaziale di Capo Kennedy. Si può fotografare e riprendere con la macchina cinematografica. Poliziotti se ne cominciano a vedere soltanto in questi ultimi giorni.

Intanto, da oggi affluisce gente ad ogni ora che passa: colonne di macchine, elicotteri che sorvegliano il traffico, accampamenti lungo la spiaggia dell’oceano e lungo le rive dei fiumi Banana e Indian, che attraversano la penisola di Capo Kennedy. Gli americani sono davvero dei nomadi, e si portano dietro bimbi piccolissimi, belli e sporchi, mangiano come e dove capita, vanno in giro a piedi nudi e con degli incredibili vestiti. Lasciano perplessi: il primo impulso sarebbe di dare su di loro un giudizio negativo, rifiutando il loro modo di vita che si fa condizionare sempre di più dalla pubblicità. Poi, però, devi ammettere che hanno qualità non indifferenti. E la perplessità rimane.

In ogni caso, da qui ripartiremo giovedì mattina abbastanza presto per tornare a Houston. E io rientrerò in Italia lunedì 28 luglio, con il primo materiale fotografico dello sbarco sulla Luna (se saranno sbarcati e se ci sarà il materiale fotografico). La notte dell’allunaggio la passeremo davanti alla televisione, come forse un po’ tutto il mondo.

Ho parlato con Ruggero Orlando, sempre sbronzo, ho visto Moravia con la Dacia Maraini, ho visto la Oriana Fallaci. I giornalisti sono tanti e tutti aggressivi.

Adesso vi saluto. Spero che stiate in buona salute, mi auguro che il Giovannino si diverta al mare, e ci rivedremo presto, ai primi di agosto.

State bene e salutate Isa, Giorgio e le loro famiglie

Carla


La seconda lettera porta la data del 19 luglio 1969 e racconta il lancio di Armstrong, Aldrin e Collins.


Houston, 19 luglio 1969

Carissimi,

la vostra lettera indirizzata a New York e portata stamattina dalla segretaria del nostro corrispondente, mi ha fatto un grande piacere, anche perchè mi dava notizie di Giovanni e di Felice. A Felice avevo dato come recapito quello dello Sheraton Lincoln di Houston, al mio ritorno da Capo Kennedy; ma siccome adesso siamo alloggiati in un motel più vicino alla NASA (Houston è lontana un’ora di macchina dal centro spaziale), non so ancora se c’è una lettera per me. Nei prossimi giorni, quando avrò il tempo, andrò a Houston a controllare.

Abbiamo visto il lancio dell’Apollo 11. Ci siamo svegliati all’alba e ci siamo messi in macchina con migliaia di altre persone. Massima efficienza nel regolare il traffico. Ho visto il momento del lancio con l’occhio incollato alla cinepresa: spero che il film sia riuscito, e se così fosse (avevamo il sole in faccia a noi) ve lo porterò a far vedere, perchè è uno spettacolo che merita. La voce dello speaker inizia il conto alla rovescia a partire da dieci. Scende un silenzio totale fra la folla, tutta rivolta verso la rampa di lancio. Alle 9,32 in punto si accende una fiammata gialla e rossa, volute di fumo bianco e ancora nessun rumore. La folla comincia a entusiasmarsi, grida “Go! Go! Vai, vai”, e in realtà questo è il momento più drammatico, perchè sembra che il missile non vada mai sù. Quando parte, è un urlo. Poi si sente il rumore dello scoppio, che è come un tuono fragoroso che scende sulla terra. E intanto il Saturno corre veloce in cielo, come una palla di fuoco, mentre sulla sua sinistra si disegna fra le nuvole la sua ombra, molto allungata. Poi, silenzio di nuovo fra la folla. Dalla base della rampa di lancio si alza un’enorme nuvola nera che va a raccogliersi nel cielo.

I nostri venti lettori italiani erano emozionatissimi. Sono stata in mezzo a loro nel momento del lancio e devo dire che erano molto impressionati: come tutti noi, del resto. Li abbiamo fotografati con Vittorio Emanuele e Marina Doria, e con Johnson sullo sfondo. In serata hanno proseguito per Miami.

Ora noi ci troviamo di nuovo a Houston in attesa dell’allunaggio e del rientro. Io ho fatto un breve pezzo sui nostri italiani e poi curerò i dialoghi fra gli astronauti e il centro di controllo nel periodo dell’allunaggio. Per tornare dovrò attendere il 30 luglio, in modo da portare a Milano dell’altro materiale fotografico. Sarà un po’ come tirare il collo, perchè a volte non vedo l’ora di rivedere Felice e Giovanni (e anche voi, naturalmente). Ma bisogna aver pazienza. Il lavoro è duro, però ne vale la pena.

Nel giorno dell’allunaggio (il 21) vi manderò altre cartoline con i francobolli timbrati.

Mi fa piacere sapervi in buona salute. Se avete occasione di telefonare a Milano e al Lido dei Pini (e vi ringrazio per la premura) salutatemi tanto i miei uomini.

A voi un bacio

Carla

2014/10/16

1969/10/16: Gli astronauti ricevuti dal Papa a Roma

Papa Paolo VI accoglie Armstrong, Aldrin e Collins e le loro mogli nella biblioteca papale di San Pietro a Roma. Foto GPN-GPN-2002-000018.


2014/10/15

1969/10/15: Armstrong, Aldrin e Collins a Roma e alla RAI

Michael Collins, dopo essersi recato a Genova il 12 ottobre per ritirare un premio per conto della NASA, va a Roma per scoprire una targa in suo onore (via Tevere, dove è nato) e poi alla conferenza stampa nello studio della RAI con Armstrong e Aldrin.

L'immagine qui accanto e quelle qui sotto, gentilmente fornite da @giaroun, mostra le pagine del Radiocorriere TV dell'epoca che descrivono l'evento televisivo.

Successivamente i tre si recano al Quirinale, dove vengono ricevuti dal presidente italiano Saragat, e infine partecipano come ospiti d'onore al sinodo dei vescovi ospiti del pontefice Paolo VI.


2014/10/09

1969/10/09: Gli astronauti Apollo in Olanda

Credit: ESRO/ESA

Armstrong, Aldrin e Collins visitano i Paesi Bassi e in particolare il Centro Congressi Internazionale (RAI) ad Amsterdam, dove si tengono varie mostre dell'ESRO e dell'ELDO. Gli astronauti inaugurano la mostra intitolata Moon Travel 69, che si tiene dal 9 al 19 ottobre con il sostegno della Philips NV e in collaborazione con la NASA, lo Smithsonian Institute, lo US National Air and Space Museum e la US Information Agency. Le attrazioni principali sono il Modulo di Comando originale di Apollo 8 e un modello in scala, alto 13 metri, del Saturn V.

Tratto da “ESRO Welcomes Apollo 11 Astronauts”, Esa.int, e Twitter ESA (2014). Altre foto sono qui e qui.

2014/09/29

1969/09/29: Inizia il tour “Giantstep Apollo 11” degli astronauti

Prende il via oggi Giantstep Apollo 11, il tour mondiale dell'equipaggio di Apollo 11, che si concluderà il 5 novembre. Queste le tappe:

29-30 settembre: Città del Messico, Messico

30 settembre - 1 ottobre: Bogotà, Colombia

1 ottobre: Brasilia, Brasile

1-2 ottobre: Buenos Aires, Argentina

2-4 ottobre: Rio de Janeiro, Brazil

4-6 ottobre: Las Palmas, Isole Canarie

6-8 ottobre: Madrid, Spagna

8-9 ottobre: Parigi, Francia

9 ottobre: Amsterdam, Olanda

9-10 ottobre: Bruxelles, Belgio

10-12 ottobre: Oslo, Norvegia

12-14 ottobre: Colonia/Bonn e Berlino, Germania

14-15 ottobre: Londra, Regno Unito

15-18 ottobre: Roma, Italia

18-20 ottobre: Belgrado, Yugoslavia

20-22 ottobre: Ankara, Turchia

22-24 ottobre: Kinshasa, Zaire

24-26 ottobre: Teheran, Iran

26-27 ottobre: Bombay, India

27-28 ottobre: Dacca, Pakistan Orientale

28-31 ottobre: Bangkok, Thailandia

31 ottobre: Perth, Australia

31 ottobre-2 novembre: Sydney, Australia

2-3 novembre: Agana, Guam

3-4 novembre: Seul, Korea

4-5 novembre: Tokyo, Giappone

5 novembre: Elmendorf, Alaska

2-3 dicembre: Ottawa e Montreal, Canada

Fonte: Nasa.gov.

2014/08/17

1969/08/17: Festeggiamenti a Houston

Houston onora gli astronauti di Apollo 11 con una festa dentro l'Astrodome. Nella foto, Neil Armstrong sta parlando al pubblico.


(Nasa History Office)

2014/08/13

1969/08/13: Festeggiamenti a New York, Chicago e Los Angeles

Dieci giorni dopo la fine della quarantena, conclusasi il 3 agosto, gli astronauti di Apollo 11 ricevono dal presidente Nixon la Presidential Medal of Freedom e vengono accolti dalla folla a New York, Chicago e Los Angeles. Il video qui sotto è tratto dal documentario Moonwalk One.



Questa foto, invece, è tratta dai festeggiamenti di New York, come ci ricorda lo stesso Aldrin in un tweet del 2016:




TheRealBuzz
47 years ago today Neil, Mike and I took a leisurely ride through NYC to celebrate with a few friends. #Apollo11 pic.twitter.com/9JtT9WPt8g
13/08/16 14:14



Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2016/08/13 14:55.

2014/07/24

195:18:18 GET (1969/07/24 18:50:18 IT): Ammaraggio

A 2385 km dalla Terra, Columbia sgancia il modulo di servizio, mentre viaggia a 34.260 km/h. In Italia sono le 18:22 del 24 luglio 1969.

Tredici minuti dopo, alle 18:35, le ultime parole di Aldrin prima del blackout radio: “See you later”, “Ci vediamo dopo”. Apollo 11 frena usando la resistenza aerodinamica dell’atmosfera. La sua velocità viene convertita in calore, che non incenerisce la capsula, protetta dallo scudo termico, ma produce intorno al veicolo una cortina d’aria ionizzata che blocca i segnali radio.

Vista del modulo di comando da un aereo ricognitore.

Disintegrazione del modulo di servizio.

Vista dall'interno della cabina di Apollo 11.

Passano sei minuti di silenzio prima che, alle 18:41, uno degli aerei da ricognizione avvisti Apollo 11, ma non c'è ancora il contatto radio. Nei passano altri tre prima che Neil Armstrong risponda alle chiamate via radio. La frenata termica è superata: si ode un bang sonico, percepito a bordo della portaerei Hornet che attende di recuperare gli astronauti.

Alle 18:47 viene confermata l'apertura di tutti e tre i paracadute.


Fonte: Uss-hornet.org.


Alle 18:50 la capsula Apollo ammara, sia pure sottosopra, con la punta in giù: gli astronauti sono appesi alle proprie cuccette, legati dalle cinture. I galleggianti gonfiabili, predisposti per quest'evenienza, ci mettono 8-10 minuti a raddrizzare la capsula. Gli elicotteri raggiungono Apollo 11.






Gli uomini rana si tuffano dai velivoli e installano un galleggiante intorno alla capsula raddrizzata. Collins dice via radio: “Stiamo bene tutti e tre, fate con comodo”.




Un sub indossa una tuta anticontaminazione biologica, apre il portello e butta dentro tre tute analoghe: precauzione contro ipotetici batteri lunari.




I tre astronauti in tuta anticontaminazione escono dalla capsula ed entrano nel canotto accanto al veicolo che li ha portati fino alla Luna.



Sollevati uno a uno all'elicottero con un verricello, vengono portati a bordo della Hornet.







Da lì vengono isolati in una speciale cabina di quarantena, dove resteranno fino al 3 agosto.


Parlano con il presidente Nixon.


Finito il cerimoniale, inizia la lunga attesa in isolamento.


177:32 GET (24/7/1969, 1:04 italiane): Trasmissione TV da 170.000 km


Collins: Questo nostro viaggio sulla Luna può esservi sembrato semplice o facile. Vorrei assicurarvi che non è stato così. Il razzo Saturn V che ci ha messo in orbita è una macchina incredibilmente complicata, ciascun pezzo della quale ha funzionato senza errori. Questo computer sopra la mia testa ha un dizionario di 38.000 parole, ciascuna scelta molto attentamente per avere il massimo valore per noi, l'equipaggio. Questo commutatore che ho in mano adesso ha oltre 300 altri esemplari analoghi soltanto nel Modulo di Comando, quest'unico modello di commutatore. Inoltre c'è una miriade di interruttori, leve, aste, e altri comandi associati. Il motore SPS, il nostro grande motore a razzo in coda al nostro Modulo di Servizio, deve aver funzionato impeccabilmente, altrimenti saremmo rimasti naufraghi in orbita lunare. I paracadute sopra la mia testa devono funzionare impeccabilmente domani, altrimenti precipiteremo nell'oceano. Abbiamo sempre avuto fiducia del fatto che tutti questi apparati funzioneranno, e funzioneranno correttamente, e continuiamo ad avere fiducia che lo faranno per il resto del volo. Tutto questo è possibile soltanto grazie al sangue, al sudore e alle lacrime di tante persone. Prima di tutto, i lavoratori americani che hanno assemblato questi pezzi di macchinario in fabbrica. In secondo luogo, il lavoro meticoloso svolto dalle varie squadre di collaudo durante l'assemblaggio e l'ulteriore collaudo dopo l'assemblaggio. E infine le persone al Manned Spacecraft Center, nella direzione, nella pianificazione del volo e, ultimi ma non minori, nell'addestramento dell'equipaggio. Quest'operazione è un po' come il periscopio di un sottomarino. Voi vedete solo noi tre, ma sotto la superficie ci sono migliaia e migliaia di altri, e a tutte queste persone vorrei dire grazie di cuore.



Aldrin: Buonasera. Vorrei parlare con voi di alcuni degli aspetti più simbolici del volo della nostra missione, Apollo 11. Discutendo degli eventi avvenuti negli ultimi due o tre giorni qui, a bordo della nostra nave spaziale, siamo giunti alla conclusione che si è trattato di ben più di tre uomini in un viaggio sulla Luna. Più degli sforzi di una squadra composta da un governo e dall'industria. Più, persino, degli sforzi di una singola nazione. Sentiamo che questo sia un simbolo della curiosità insaziabile di tutta l'umanità di esplorare l'ignoto. Le parole di Neil l'altro ieri nel porre piede per la prima volta sulla superficie della Luna, “Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l'umanità”, credo che riassumano bene questi sentimenti. Abbiamo accettato la sfida di andare sulla Luna; l'accettazione di questa sfida era inevitabile. La relativa facilità con la quale abbiamo svolto la nostra missione è, credo, un tributo al tempismo di quell'accettazione. Oggi sento che siamo tutti particolarmente soddisfatti dei nomi che abbiamo scelto molto faticosamente per i nostri veicoli, Columbia e Eagle. Siamo particolarmente soddisfatti dell'emblema del nostro volo, che mostra l'aquila degli Stati Uniti che porta il simbolo universale della pace dalla Terra, dal pianeta Terra, alla Luna, quel simbolo essendo il ramoscello d'ulivo. È stata una scelta globale del nostro equipaggio depositare sulla Luna una copia di questo simbolo. Personalmente, nel riflettere sugli eventi degli ultimi giorni, mi viene in mente un versetto dei Salmi. “Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate, che cosa è l'uomo perché te ne ricordi?”



Armstrong: La responsabilità di questo volo spetta per prima cosa alla storia e ai giganti della scienza che hanno preceduto questo sforzo. Poi spetta al popolo americano, che con la propria volontà ha indicato il proprio desiderio. Poi a quattro amministrazioni, e ai loro Congressi, per aver implementato quella volontà. E poi alle squadre delle agenzie e delle industrie che hanno costruito il nostro veicolo spaziale, il Saturn, il Columbia, l'Eagle, e il piccolo EMU: la tuta spaziale e lo zaino che è stato la nostra piccola astronave là fuori sulla superficie lunare. Vorremmo fare un ringraziamento speciale a tutti gli americani che hanno costruito quei veicoli spaziali, che hanno effettuato la fabbricazione, la progettazione, i collaudi, e in questi lavori hanno messo il proprio cuore e tutti i loro talenti. A queste persone, stasera, diamo un grazie speciale, e a tutte le altre persone che ascoltano e guardano stasera, Dio vi benedica. Buona notte da Apollo 11.


(Apollo Flight Journal)

2014/07/23

155:30 GET: Trasmissione TV da Apollo 11 a 297.000 km dalla Terra

Neil Armstrong mostra i contenitori delle rocce lunari:




Aldrin mostra una delle bevande di bordo e l'arte di spalmare paté di prosciutto sul pane in assenza di peso, poi usa la lattina come giroscopio. Buzz, non giocare col cibo:







Collins mostra che l'acqua rimane attaccata al cucchiaio e dimostra la pistola usata per bere:




La trasmissione si conclude con l'immagine della Terra che si sta avvicinando: