2014/07/24

177:32 GET (24/7/1969, 1:04 italiane): Trasmissione TV da 170.000 km


Collins: Questo nostro viaggio sulla Luna può esservi sembrato semplice o facile. Vorrei assicurarvi che non è stato così. Il razzo Saturn V che ci ha messo in orbita è una macchina incredibilmente complicata, ciascun pezzo della quale ha funzionato senza errori. Questo computer sopra la mia testa ha un dizionario di 38.000 parole, ciascuna scelta molto attentamente per avere il massimo valore per noi, l'equipaggio. Questo commutatore che ho in mano adesso ha oltre 300 altri esemplari analoghi soltanto nel Modulo di Comando, quest'unico modello di commutatore. Inoltre c'è una miriade di interruttori, leve, aste, e altri comandi associati. Il motore SPS, il nostro grande motore a razzo in coda al nostro Modulo di Servizio, deve aver funzionato impeccabilmente, altrimenti saremmo rimasti naufraghi in orbita lunare. I paracadute sopra la mia testa devono funzionare impeccabilmente domani, altrimenti precipiteremo nell'oceano. Abbiamo sempre avuto fiducia del fatto che tutti questi apparati funzioneranno, e funzioneranno correttamente, e continuiamo ad avere fiducia che lo faranno per il resto del volo. Tutto questo è possibile soltanto grazie al sangue, al sudore e alle lacrime di tante persone. Prima di tutto, i lavoratori americani che hanno assemblato questi pezzi di macchinario in fabbrica. In secondo luogo, il lavoro meticoloso svolto dalle varie squadre di collaudo durante l'assemblaggio e l'ulteriore collaudo dopo l'assemblaggio. E infine le persone al Manned Spacecraft Center, nella direzione, nella pianificazione del volo e, ultimi ma non minori, nell'addestramento dell'equipaggio. Quest'operazione è un po' come il periscopio di un sottomarino. Voi vedete solo noi tre, ma sotto la superficie ci sono migliaia e migliaia di altri, e a tutte queste persone vorrei dire grazie di cuore.



Aldrin: Buonasera. Vorrei parlare con voi di alcuni degli aspetti più simbolici del volo della nostra missione, Apollo 11. Discutendo degli eventi avvenuti negli ultimi due o tre giorni qui, a bordo della nostra nave spaziale, siamo giunti alla conclusione che si è trattato di ben più di tre uomini in un viaggio sulla Luna. Più degli sforzi di una squadra composta da un governo e dall'industria. Più, persino, degli sforzi di una singola nazione. Sentiamo che questo sia un simbolo della curiosità insaziabile di tutta l'umanità di esplorare l'ignoto. Le parole di Neil l'altro ieri nel porre piede per la prima volta sulla superficie della Luna, “Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l'umanità”, credo che riassumano bene questi sentimenti. Abbiamo accettato la sfida di andare sulla Luna; l'accettazione di questa sfida era inevitabile. La relativa facilità con la quale abbiamo svolto la nostra missione è, credo, un tributo al tempismo di quell'accettazione. Oggi sento che siamo tutti particolarmente soddisfatti dei nomi che abbiamo scelto molto faticosamente per i nostri veicoli, Columbia e Eagle. Siamo particolarmente soddisfatti dell'emblema del nostro volo, che mostra l'aquila degli Stati Uniti che porta il simbolo universale della pace dalla Terra, dal pianeta Terra, alla Luna, quel simbolo essendo il ramoscello d'ulivo. È stata una scelta globale del nostro equipaggio depositare sulla Luna una copia di questo simbolo. Personalmente, nel riflettere sugli eventi degli ultimi giorni, mi viene in mente un versetto dei Salmi. “Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate, che cosa è l'uomo perché te ne ricordi?”



Armstrong: La responsabilità di questo volo spetta per prima cosa alla storia e ai giganti della scienza che hanno preceduto questo sforzo. Poi spetta al popolo americano, che con la propria volontà ha indicato il proprio desiderio. Poi a quattro amministrazioni, e ai loro Congressi, per aver implementato quella volontà. E poi alle squadre delle agenzie e delle industrie che hanno costruito il nostro veicolo spaziale, il Saturn, il Columbia, l'Eagle, e il piccolo EMU: la tuta spaziale e lo zaino che è stato la nostra piccola astronave là fuori sulla superficie lunare. Vorremmo fare un ringraziamento speciale a tutti gli americani che hanno costruito quei veicoli spaziali, che hanno effettuato la fabbricazione, la progettazione, i collaudi, e in questi lavori hanno messo il proprio cuore e tutti i loro talenti. A queste persone, stasera, diamo un grazie speciale, e a tutte le altre persone che ascoltano e guardano stasera, Dio vi benedica. Buona notte da Apollo 11.


(Apollo Flight Journal)